Sonetto 12 – William Shakespeare

Quando conto le ore che il tempo sancisce
e vedo il giorno glorioso sprofondare nella notte tremenda,
quando ammiro la viola che sta sfiorendo
e riccioli neri striati di bianco,
quando vedo alberi maestosi privi di foglie,
che prima riparavano gli animali dal calore
e l’erba estiva imprigionata in covoni
portati sul carro da barbe bianche e ispide:
allora pensando alla tua bellezza mi dico
che anche tu te ne andrai tra i resti del tempo,
dato che le dolcezze e le bellezze tradiscono se stesse,
e muoiono alla stessa velocità con cui altre nascono,
e niente può resistere alla lama del Tempo
eccetto il procreare, che lo sfida quand’egli ti porta via.

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