The Nun’s Priest’s Prologue and Tale – Geoffrey Chaucer

“Basta!” disse il Cavaliere, “bene signore, basta:

Quello che avete detto è certamente abbastanza,

E molto di più, perché un po’ di serietà

È abbastanza per molte persone, credo.

Dico che per me è un grande disagio,

Lì dove gli uomini sono stati in grande ricchezza e agio,

Sentire riguardo alla loro caduta improvvisa, ahimè!

E il contrario è gioia e grande comodità,

Come quando un uomo è stato nella povertà,

E sale e diventa fortunato,

E lì sta nella prosperità.

Una cosa del genere mi sembra piacevole

E di una cosa del genere sarebbe bello raccontare.

“Si” disse l’oste, “per le campane di Saint Paul!

Voi dite la verità, questo monaco chiacchiera ad alta voce.

Lui ha parlato di come la Fortuna coperta con una nuvola

Non so di cosa; e anche di una tragedia

Proprio adesso avete ascoltato, e per Dio, nessun rimedio

Si può lamentare,

Che esso è fatto, ed è anche un dolore,

Come avete detto ascoltare questa serietà.

“Signor Monaco, basta, che Dio ti benedica!

Il Vostro racconto annoia tutta questa compagnia.

Questo parlare non vale niente,

Perché in esso non c’è nessun piacere, né svago.

Perciò, Signor Monaco, o Signor Piero di nome,

Vi prego di cuore di raccontare qualcos’altro;

Perché sicuramente, se non fosse per il tintinnare delle vostre campanelle

Che penzolano da ogni parte sulla vostra briglia,

Per il Re del cielo morto per tutti noi,

Sarei dovuto cadere prima per la sonnolenza,

Benché il fango non è mai stato così profondo.

Allora il Vostro racconto sarebbe stato raccontato invano.

Perché sicuramente, come dicono questi funzionari

Dove un uomo non dovesse avere degli spettatori

È inutile dire la propria spiegazione.

So bene di avere la capacità di capire,

Se qualcosa verrà detto bene,

Signore, dite qualcosa riguardo alla caccia, Vi prego.

“No”, disse questo Monaco, “non ho alcun desiderio di raccontare;

Adesso facciamo raccontare un altro, poiché io ho già raccontato”.

Poi il nostro oste disse con un discorso rude e sfacciato,

E disse al prete della suora immediatamente,

“Vieni più vicino, tu prete, vieni qui, tu Sir John,

Dicci delle cose che renderanno contenti i nostri cuori.

Sii felice, sebbene cavalchi su un povero cavallo!

E se il tuo cane fosse sia povero che debole?

Se ti servirà, non ci interessa.

Fai sii che il tuo cuore sia sempre allegro.

“Si, Signore,” disse lui, “Si, Oste, come spero,

A meno che sia allegro, veramente, sarò incolpato”.

E subito ha iniziato il suo racconto,

E così lo raccontava a tutti noi,

Questo dolce prete, questo pio uomo sir John.

Una povera vedova, alquanto avanzata in età,

Una volta viveva in un piccolo cottage,

Accanto a un boschetto, che era in una valle.

Da quel giorno in cui fu per l’ultima volta moglie

Nella pazienza viveva una vita molto semplice,

Perché la sua proprietà e il suo reddito erano molto piccoli.

Con una gestione oculata di ciò che Dio le aveva mandato

Provvedeva per sé stessa e anche per le 2 figlie.

Lei aveva 3 large scrofe e niente più,

3 mucche e anche una pecora di nome Malle.

La sua camera da letto e atrio erano molto fuligginose,

Dove lei mangiava molti pasti scarsi.

Non le serviva alcuna porzione di salsa forte.

Nessun boccone prelibato passava attraverso la sua gola,

La sua dieta corrispondeva alla piccola fattoria,

Mangiare troppo non la rendeva mai malata;

Una dieta moderata era la sua sola medicina,

E l’esercizio e un cuore soddisfatto.

La gotta non le impediva di ballare,

Neanche l’apoplessia le danneggiava la testa.

Non beveva vino, né bianco, né rosso;

Il suo tavolo era fornito soprattutto di bianco e nero

Latte e pane nero, nel quale non trovava nessun difetto,

Bacon grigliato e a volte una o due uova,

Perché lei era come una specie di lattaia.

Lei aveva un cortile, recintato tutto intorno,

Con bastoni, e un fossato secco al di fuori,

Nel quale aveva un gallo, di nome Chauntecleer,

In tutto il paese, non aveva un pari nel cantare.

La sua voce era migliore dell’organo allegro

Che suona in chiesa nei giorni della messa;

Il suo cantare nel suo alloggio era più accurato

Dell’orologio o del grande orologio di un’abbazia.

Per natura sapeva qualsiasi progressione

Dell’equatore nella stessa città;

Poiché quando 15 gradi erano saliti,

Allora esso cantava, così che non poteva essere migliore.

La sua cresta era più rossa del delicato corallo,

E merlato come fosse il muro di un castello.

Il suo becco era nero, e risplendeva come il jet;

Come azzurre erano le sue gambe e le sue dita dei piedi;

Le sue unghie erano più bianche del giglio,

E il suo colore era come oro lucidato.

Questo dolce gallo aveva sotto il suo controllo

Sette galline che gli facessero piacere,

Che erano le sue sorelle e amanti,

E molto simili a lui nei colori.

Delle quali la più bella colorata sulla gola

Era chiamata la giusta signorina Pertelote.

Essa era cortese, discreta e graziosa,

E socievole e si comportava così bene,

Dal giorno in cui aveva vissuto 7 notti,

Che aveva veramente in possesso il cuore

Di Chauntecleer, completamente;

Esso la amava così tanto che stava bene per quel motivo.

Ma era una gioia sentirli cantare,

Quando il sole luminoso cominciava a sorgere,

In un dolce accordo, “il mio amore è andato in campagna”.

Poiché in quei giorni, come ho capito,

Animali e uccelli potevano parlare e cantare.

E così accadde un giorno all’alba,

Quando Chantecleer tra tutte le sue mogli

Sedeva sul suo trespolo, che era nell’atrio,

E accanto a lui sedeva questa bella Pertelote,

Chantecleer si lamentava nella sua gola,

Come un uomo che è seriamente disturbato nel suo sogno.

E quando Pertelote lo sentì gridare,

Aveva paura e disse: “caro cuore,

Cosa Vi affligge, per gridare in questo modo?

Voi siete un vero dormiglione, vergogna!

E lui rispose e disse: “Signora,

Vi prego, non prendetevela a male:

Per Dio ho sognato di essere in un tal guaio

Ora che il mio cuore è ancora molto spaventato.

“Adesso Dio”, disse esso, “interpreta correttamente il mio sogno,

E tieni il mio corpo fuori dall’orribile prigione!

Ho sognato che vagavo su e giù

Nel nostro cortile, dove ho visto una bestia

Che era simile a un cane da caccia e sarebbe rimasta

Sopra il mio corpo e mi avrebbe ucciso.

Il suo colore era tra il giallo e il rosso,

e macchiate erano la sua coda e entrambe le orecchie,

Con il nero, a differenza del resto dei capelli;

Il suo muso piccolo, con due occhi ardenti.

Tuttavia per paura del suo sguardo sono quasi morto;

Ciò ha causato il mio gridare, senza dubbi”.

“Continua!”, disse lei, “vergognati, codardo!

Ahimè,” disse lei, “perché, per il Dio che è sopra,

Adesso hai perso il mio cuore e tutto il mio amore!

Non posso amare un codardo, per la mia fede!

Perché sicuramente, qualunque cosa una donna dica,

Tutte desideriamo, se è possibile,

Avere un marito audace, saggio e generoso,

E discreto, e non misero, né stupido,

Neanche colui che ha paura di tutte le armi,

Né un fanfarone, per quel Dio sopra!

Come osi dire, per vergogna verso il tuo amore,

Che qualcosa ti potrebbe fare paura?

Non hai un cuore umano, e non hai una barba?

Ahimè! E puoi essere spaventato dai sogni?

Niente, Dio lo sa, c’è nei sogni se non insensatezza.

I sogni nascono dal mangiare troppo

E spesso dai vapori e dagli umori,

Quando gli umori sono troppo abbondanti in una persona,

Sicuramente questo sogno che hai sognato stanotte,

Viene da una grossa superiorità

Del tuo colera rosso, certamente,

Che causa il popolo ad avere paura nei loro sogni

Di frecce, e del fuoco con fiamme rosse,

Di bestie rosse che li morderanno,

Di conflitti, e di cani, grossi e piccoli;

Esattamente come l’umore della malinconia,

Causa il pianto nel sonno a molte persone

Per paura di orsi neri o di tori neri,

O altro, che diavoli neri li prenderanno.

Potrei dire anche degli altri umori

Che causano grandi pene a molti uomini nel sonno;

Ma continuerò più leggermente che posso.

Catone, che era un uomo molto saggio,

non disse così, “non dare importanza ai sogni”?

“Adesso, Signore,” disse lei, “quando scappiamo dai raggi,

Per amore di Dio, prendete del lassativo.

Sul pericolo della mia anima e della mia vita,

Vi consiglio il meglio –non dirò bugie-

Che sia della collera che della malinconia

Vi purghiate, e così da non ritardare,

poiché in questa città non ci sono farmacie,

Io stessa vi dirigerò verso le erbe

E ciò sarà per la vostra salute e beneficio.

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